L’attaccante della Sampdoria, Manolo Gabbiadini, ha rilasciato una lunga intervista Il Secolo XIX, facendo il punto anche sul recupero post-operatorio, sulla sua voglia di tornare a calcare il campo da gioco,. Inoltre ha parlato anche del rapporto col tecnico Marco Giampaolo ed il compagno di reparto Fabio Quagliarella. Queste le sue dichiarazioni.
Il ritorno. “Sento che tornerò più forte di prima, voglio giocare a lungo come il mio amico Quagliarella. E mi piace la responsabilità di essere un giocatore importante per la Samp”.
La riabilitazione. “Durante la riabilitazione il ginocchio non si è mai gonfiato, on mi ha mai fatto male dopo il lavoro. Sarò a Ponte di Legno a luglio, farò la parte atletica con la squadra ma eviterò i contrasti, niente partitelle e possesso palla. Sto spingendo, manca l’ultimo step, fondamentale, per arrivare ad agosto a lavorare più pienamente con i compagni”.
Vacanze di lavoro. “Il quarto mese è determinante, inizi a spingere bene, torni a fare qualche che facevi prima, ma pur senza esagerare. Lavoro ogni giorno con il mio fisioterapista, dalle 8.15 alle 11.30. La settimana scorsa mi sono allenato a Bologna, ora sono a casa mia, a Milano Marittima, e lavoro sul campo del Cervia, dove fecero il programma Campioni. Mi divido tra palestra e terreno di gioco, lavoro con lappola, faccio cambi di direzione. ho fatto anche una puntata a Napoli, mio figlio grande ci teneva a vedere il murale di Maradona e ha fatto piacere anche a me, ho avuto la fortuna di giocare lì, so cosa provano per Diego”.
La data del ritorno. “Non so, solo sfidando compagni e avversari in campo vedi a che punto sei. Dopo uno stop di 15-20 giorni fatichi a stare al passo con gli altri, figuriamoci dopo 6 mesi, so che ci vorrà ancora tempo a tornare al livello degli altri ma sono felice per come sta andando”.
Gli infortuni. “Prima l’ernia inguinale, poi la distorsione alla caviglia, ora il ginocchio. Ma se mi dicono che sono stato sfortunato ricordo che sono stato fortunato nei 10 anni precedenti, in cui non ho mai avuto nulla. È il cal cio, importante è recuperare bene come ho già fatto le altre volte. Voglio solo cancellare presto quanto successo”.
Più forte di prima. “Questo infortunio mi ha aiutato molto. Mi spiego: durante l’anno ti alleni con la squadra e hai 3 preparatori per 25 giocatori, poi con le partite hai poco tempo per recuperare e lavorare davvero sul tuo corpo. Ora, purtroppo, ho avuto questa possibilità, e la sfrutto in positivo. Ho capito che quando si dice “tornare più forte di prima” non è un modo di dire, mi sento migliorato e credo veramente di poter tornare più forte”.
Tifoso obbligato. “Ho sofferto tanto, quando sei protagonista è diverso, vai in campo e dai tutto. Vedere i compagni in una situazione delicata e non potergli dare una mano mi faceva male, è stato brutto. Mi sono messo nei panni di un tifoso in questi mesi, anche di più, perché in palio c’era pure il mio futuro, ho capito meglio cosa si prova”.
La mazzata. “Il giorno dopo l’infortunio togli, la fasciatura vedi il ginocchio gonfio, ti fanno la risonanza, realizzi che starai fermo per mesi: è una mazzata. E nei primi 15-20 giorni il dolore è stato forte. Poi ho iniziato la riabilitazione a Bogliasco ed è andata subito molto meglio anche se era dura vedere i compagni andare in campo mentre io tornavo a casa”.
Derby. “Quel giorno forse ero più teso dei compagni non potendo scaricare l’adrenalina giocando ma il giro di campo alla fine è stato molto emozionante, come in ogni derby forse anche di più, perché ci ha dato tre punti fondamentali”.
Il gol. “Sento questa grossa responsabilità, la società si fida molto di me, ci tiene e devo fare in modo di ripagarla. La Sampdoria è la Sampdoria non una squadretta, quando ero piccolino avrei firmato con il sangue per essere un calciatore importante della Sampdoria come sono ora, è una cosa bella. Devo fare di tutto per mantenere questo status e aiutare la Sampdoria a fare sempre meglio».
Mister Giampaolo. “Con lui c’è monta stima reciproca, ho lavorato con lui cinque mesi nel 2019 e 15 giorni quest’anno prima dell’infortunio. Il mister è bravissimo, nel calcio non ci vuole molto per capirlo, in campo ci si capisce velocemente, ma ora avremo più tempo per lavorare e sarà ancora meglio”.
Multi ruolo. “In teoria sarei più una seconda punta, ma nella Samp con Mihajlovic ho dato il meglio da esterno e da lì sono passato al Napoli. In attacco posso fare tutto, non so con che modulo ripartirà il mister, ma posso fare la punta centrale, la seconda o esterno sulla fascia, sono a disposizione e darò il massimo come sempre”.
Capitan Quagliarella. “Con Fabio ho un grandissimo rapporto mi ha aiutato molto, ci vediamo spesso con le rispettive compagne. Il capitano è una grandissima persona, caratterialmente siamo simili: parliamo poco, osserviamo molto facciamo tanti fatti, mi rivedo in lui come persona. Mi piace stare con lui, giocandoci insieme si impara tanto”.
Esempio. “Mi sento giovane, ho 30 anni, fisicamente sto anche meglio di prima. E poi ho l’esempio di Fabio che a 39 anni sta benissimo e si cura molto. L’obiettivo è giocare più a lungo possibile, ma bene come fa lui. Bisogna allenarsi al massimo, curare i dettagli, cibo, sonno, farà di tutto per emularlo”.
La Nazionale. “Purtroppo avevo vissuto lo spareggio precedente con la Svezia, ora che è ricapitato di nuovo mi è tornata in mente quella partita e mi spiace per gli azzurri in campo ma come dimostrato con l’Europeo basta poco per capovolgere tutto. Per cui testa alta: Mancini risolleverà la Nazionale di nuovo, sono sicuro”.
